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Intrevista a Gianfranco Di Natale

Il tessile italiano ed europeo. Quali direzioni prendere e quali prospettive?
Senz'altro c'è più strategia e maggiore consapevolezza oggi rispetto a qualche anno fa, non solo in relazione a quanto possiamo fare in Italia ma anche in Europa e nel resto del mondo. Ricordiamoci che il 50% di tutto il fatturato tessile moda europeo è italiano. Il nostro sistema è ed è ancora destinato a rappresentare la punta di diamante del sistema europeo per il tessile e la moda.

Delocalizzazione della produzione, tema centrale a Cannes già nel 2007. Come vede attuarsi una filiera Euro-Med con la produzione in outsourcing nell'est Europa e nel bacino mediterraneo?
In 30 anni di vita associativa ho imparato che le strategie degli imprenditori sono quasi sempre vincenti, in quanto frutto di esperienze dirette importanti.
Nell'ultimo anno e mezzo parte della produzione è rientrata in Italia. Se non è proprio un cambio di rotta, è comunque un dato significativo.
Da informazioni statistiche del nostro settore si vede che abbiamo recuperato valore anche a seguito di una produzione ridotta nelle quantità ma sempre più elevata in termini di qualità.  
Oggi un sistema come quello italiano, se vuole essere competitivo, può puntare solo sulla qualità, non sul prezzo. Chi punta molto sul valore e sulla qualità potrebbe anche scegliere di produrre in Italia, chi invece punta su un mix tra numeri e qualità ha ragione di sperimentare nuove formule di produzione.
Sarà solo il tempo a dare ragione o meno alle strategie di delocalizzazione in aree come quella allargata dell'Euro-Med.

Come si sta evolvendo, a suo avviso, il rapporto tra “mercato a monte e mercato a valle”, ovvero tra la produzione tessile/accessori e la confezione del capo di abbigliamento?
La nostra è l'unica organizzazione che conta 2500 aziende associate rappresentative di tutta la filiera. Abbiamo organizzato diversi incontri dove imprenditori del monte e del valle hanno dimostrato di avere grande interesse a collaborare. Benché ci sia ancora molto lavoro da fare, possiamo constatare un miglioramento continuo nei rapporti. L'avvicinamento è concreto.

Quali mercati considera rilevanti per ampliare il newbusiness del prodotto di alta gamma europeo?
Il mercato russo oggi è il primo riferimento per l'abbigliamento femminile italiano, ed ha superato il mercato statunitense, per avere un'idea del calibro.
C'è poi un mercato potenziale, fatto di numeri importanti e dettato dalla voglia di imitare sempre di più le nostre abitudini, e cioè la Cina.
Terzo mercato molto importante è quello brasiliano, con più difficoltà per il settore del  beachwear, ma decisivo per altre categorie.
Un'altra area molto interessante è quella degli Emirati Arabi, cui si rivolge un prodotto di fascia decisamente alta.  

In quali aree dovrebbe investire maggiormente l'industria europea: risorse umane e formazione professionale, ricerca e sviluppo, nuove tecnologie?
In questo ultimo anno e mezzo abbiamo investito sull'offerta formativa specialistica dedicata al settore tessile-moda nel nostro paese per poter creare un repertorio “educational” laurea e post laurea. La logica è quella di inserire giovani, soprattutto stranieri e provenienti anche da altre competenze che possano portare valore aggiunto al mondo del tessile e della moda. Le nostre aziende devono deconcentrarsi dalla famiglia, investire di più sulle risorse umane, sulle deleghe, sui giovani, quindi sulla ricerca ancor più che sulle nuove tecnologie. Sono convinto che i giovani in un sistema come il nostro siano importantissimi se educati e correttamente indirizzati. Molti giovani hanno della moda solo l'immagine più eclatante, quella delle sfilate. Ma pochi sanno cosa c'è dietro. Questo gap è da colmare.

Università della Moda. L'Italia indugia rispetto ad altre realtà europee, perché?
Per come è strutturato attualmente il nostro sistema scolastico superiore, l'università della moda penso otterrebbe un risultato sfavorevole, soffocando le nuove risorse piuttosto che dare loro possibilità di sviluppo creativo. Credo molto di più agli istituti specialistici che riescono a dare valore aggiunto alla formazione di base già acquisita e che permettono un inserimento più consapevole e preparato nel nostro sistema.

Quali sono i punti di forza e di debolezza del sistema europeo oggi rispetto a trent'anni fa?
Punto di forza è la consapevolezza. La presa di coscienza dei propri limiti ma anche delle proprie moltissime risorse. Il livello della nostra qualità sta continuando a migliorare. Vuol dire che il divario con gli altri mercati sarà inavvicinabile ancora per molti anni, abbiamo ancora margini di crescita per incrementare questo “vantaggio”. Punto di debolezza sono le dimensioni delle nostre realtà, troppo piccole per competere in un mercato molto più ampio, competitivo e globalizzato. Le nostre aziende erano abituate a operare su mercato interno, ora su 60/70 mercati diversi.

Su quali fronti è maggiormente impegnata Sistema Moda Italia attualmente?

Innanzitutto sulla promozione, soprattutto all'estero. Stiamo aprendo un ufficio di delegazione a Shanghai, che diventerà il punto riferimento per tutti gli imprenditori interessati a conquistare il mercato cinese.
Inoltre siamo impegnati nella difesa di un sistema tessile moda che, malgrado le brutte avventure degli ultimi anni, ancora oggi conta per oltre il 25% del saldo della bilancia commerciale nazionale ed è un chiaro riferimento per tutto il nostro Made in Italy.

30 Giugno 2008

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