17 January 2011

Tsunami cinese sulle spiagge brasiliane

C’è aria elettrica tra Cina e Brasile. Chi l’avrebbe mai detto che uno dei più noti ambasciatori verdeoro sia al centro di una piccola grande disputa tra i due Paesi dell’area Bric (Brasile, Russia, India, Cina). E’ il bikini l’oggetto del contenzioso e il problema è la sua paternità. Sì, perché da anni ormai uno dei simboli più vivi del panorama brasiliano (così come la birra per i tedeschi e la pasta per gli Italiani), a causa dello stretto regime di collaborazione tra i due Paesi, ha perso le sue generalità per consegnarle al sistema laboratoriale cinese che, come sempre, produce a costi e valori più bassi. Così sulle spiagge di Ipanema, Copacabana e Fortaleza l’onda anomala cinese ha spazzato via uno dei presidi più apprezzati, una sorta di piacere democratico. Tutto nasce da un articolo del giornalista BBC Justin Rowlatt che, attraversando il Paese per una serie di reportage televisivi, si è imbattuto nella contraddizione. Da una parte infatti Rowlatt intervistava Eike Batista, ottavo uomo più ricco del mondo secondo Forbes, e soddisfatto estrattore di ferro e petrolio, che mentre sorvolavano in elicottero il cielo di Rio, gli spiegava come, proprio grazie ai cinesi («Noi abbiamo quello che a loro manca, le materie prime, il nostro è un binomio perfetto») si augurava di diventare a breve il primo ricco di tutti, surclassando il messicano Carlos Slim.
Dall'altra però il giornalista della Bbc raccoglieva il mesto racconto della pioniera del bikini, Maria Helena Victer, che dopo aver visto la divina Brigitte Bardot in bikini sulla Croisette ne fece copie rudimentali da indossare con le amiche sulle spiagge di Copacabana; poi, negli anni Sessanta, cominciò a produrre, grazie a stuoli di cucitrici, i famosi due pezzi mandandoli nel mondo e facendoli diventare un'icona pop e un fatto di costume: ora per indossare quell'oggetto del desiderio che ti regala se non la certezza almeno l'illusione del culetto all'insù, bisogna prima passare dall'estetista per quella che è stata ribattezzata ceretta alla brasiliana. Ma oggi Maria Helena, racconta, insieme alla figlia Ieura, di come ha visto negli ultimi tre anni declinare l'impresa familiare e tutte le altre simili nel Paese: «I miei più grandi concorrenti erano i brasiliani. Ora sono i cinesi». Questione, questa del bikini, che può insegnare molto, nel mondo multipolare e neo globalizzato, sull'atteggiamento da tenere con i cinesi. E non solo ai brasiliani che, comunque, annunciano un cambio di rotta nei confronti della Cina: la nuova presidentessa Dilma Rousseff, molto meno tenera del predecessore Lula, vuole discutere nel prossimo incontro del Bric, ad aprile, di protezionismo e di mancata rivalutazione dello yuan. E chissà che, in questa svolta sui massimi sistemi, non abbia influito anche il boomerang bikini.

 

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